Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo che regola la gestione dei flussi entrerà in vigore il 12 giugno. Se l’Unione europea lo definisce un importante traguardo, che dimostra la capacità di trovare soluzioni comuni a sfide condivise, la traduzione normativa nel nostro Paese rischia di “tradursi in un abbassamento delle garanzie costituzionali e convenzionali”, denuncia Amnesty International.
Il regolamento conferma la linea dura della politica europea, e in parte ricalca il modello Italia-Albania: si prevede, infatti, che le procedure per il rimpatrio dei migranti potranno essere esternalizzate, costruendo degli hub in Paesi terzi. Si punta a facilitare il riconoscimento delle decisioni adottate da altri Stati membri, con un ordine europeo di rimpatrio, ma su base volontaria. La riforma vedrà poi procedure più veloci per il respingimento delle domande di asilo e tempi di detenzione prolungati, fino a due anni e mezzo anche per le famiglie con minori, per chi rifiuta di cooperare con le autorità. Poteri di indagine più pervasivi, misure più severe per i migranti ritenuti un pericolo per la sicurezza.
Quali rischiano di essere gli effetti di questa nuova normativa europea lo spiega Paola Beretta, portavoce dell’associazione Carta di Roma, intervistata dal Giornale Radio Sociale, evidenziando che le vittime saranno ancora una volta le persone più fragili che vedranno ulteriormente sacrificati i propri diritti.
"Secondo me tra gli aspetti cruciali vi sono quelli legati agli effetti sulle persone - spiega Beretta - il primo è sul blocco delle frontiere: tranne i casi più vulnerabili l'ingresso regolare avverrà sempre di più attraverso i flussi di lavoro, le organizzazioni criminali si stanno già organizzando e quindi spingeranno sempre di più verso le rotte irregolari le persone più vulnerabili, donne, bambini, persone fragili. Chi invece può rientrare nelle quote flussi probabilmente sarà esposto ancora di più alla tratta e alla selezione attraverso il pagamento di somme ingenti nei Paesi di partenza, proprio per rientrare nei canali del lavoro regolare. Canali che poi, come sappiamo, diventano essi stessi canali di sfruttamento e di esposizione alla criminalità organizzata. Un altro aspetto cruciale sarà quello delle procedure accelerate con le frontiere esterne, che rende la definizione di Paese sicuro o insicuro dipendente dagli accordi che l'Unione Europea ha con quel Paese e potra avvenire anche al di fuori del territorio dell'Unione Europea. Per fare un esempio, nell'ottobre del 2025 la Germania ha avviato una proposta di accordo con i talebani in Afghanistan in modo che questo Paese fosse riconosciuto sicuro al fine di favorire il rimpatrio dei richiedenti asilo afgani. Questa potrebbe divenire una procedura accettata in presenza di un accordo con il Paese: Afghanistan e Siria potrebbero divenire Paesi in cui rimpatriare i richiedenti asilo".
L’associazione Carta di Roma è nata 15 anni fa per volontà del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa italiana con la collaborazione dell’Unhcr in applicazione della Carta di Roma, protocollo deontologico valido per giornalisti e giornaliste rivolto all’accuratezza e correttezza dell’informazione quando si parla di persone migranti e rifugiate.
Il significativo arretramento sui diritti umani è stato evidenziato anche da Paola Berbeglia, consulta Internazionale del Forum e vicepresidente AOI. "Il Patto evudenzia un approccio securitario e il peggioramento delle condizioni di accoglienza, inoltre, alcuni modelli che erano stati considerati fallimentari come quello dell'Italia in Albania perché troppo dispendiosi e anche poco funzionali, vengono estesi. L'Asgi sostiene che questo porterà un aumento generalizzato delle espulsioni, violando il principio di non respingimento e violando anche la costituzione italiana che prevede la valutazione individuale per le valutazioni delle richieste d'asilo. Le procedure accelerate invece inducono verso attività standardizzate e approssimative: le persone diventano dei numeri, dal momento che lo screening può durare dai 3 ai 7 giorni e in questo frattempole persone non sono considerate come legalmente entrate nell'Unione Europea".